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Fabio Lepore

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Home Articoli Medicina e salute Combattere il bruxismo. Sei ansioso? Stringi i denti!

Combattere il bruxismo. Sei ansioso? Stringi i denti!

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Pubblicato su Come Stai di dicembre 2009, p. 80
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Serrare e digrignare i denti sono funzioni normali e fisiologiche che ci permettono importanti attività, quali la masticazione e la fonazione. Ma quando si verificano per tempi prolungati e in modo non controllato possono causare dolore ai muscoli del viso e avere ripercussioni sulla salute dei nostri denti. Il bruxismo è un modo con cui il nostro corpo reagisce a una sofferenza legata a una sfera essenzialmente psichica. Non per niente usiamo infatti l'espressione "stringere i denti" per riferirci allo sforzo con cui affrontiamo le avversità della vita quotidiana. Il maggiore responsabile è infatti lo stress e a soffrirne sono circa il 50% delle persone, soprattutto le donne. Il problema viene oggi affrontato, assieme al dentista e, in alcuni casi, allo psicologo, e, quando è necessario, si può ricorrere a speciali placche, chiamate bite, da portare di giorno e di notte.

Il bruxismo consiste nel serrare e stringere i denti in modo ripetuto per tutto l’arco della giornata e con un'intensità anomala. Le arcate dentarie, quella superiore e quelle inferiore, infatti, normalmente non si dovrebbero mai toccare, perché la mandibola, l'osso su cui sono innestati i denti, è soggetta, come tutto il resto del corpo, alla legge di gravità, e in fase di riposo dovrebbe rimanere leggermente piegata verso il basso, tenendo in tal modo i denti discosti: proprio come avviene con un braccio che, quando non viene usato, resta disteso lungo un fianco del corpo. In condizioni normali i denti si incontrano complessivamente solo tra i 6 e i 12 minuti nell'arco di 24 ore, durante la fase terminale della deglutizione. I ricercatori sono arrivati a definire questo lasso di tempo considerando che nell'arco della giornata mediamente una persona deglutisce tra le 600 e le 1.200 volte e la fase finale di questo processo, quella in cui l'arcata dentale superiore e quella inferiore si incontrano, non dura che qualche millesimo di secondo (per la precisione, tra i 40 e i 50 millesimi). I denti non si toccano neanche quando mangiamo, perché nella bocca è presente il bolo alimentare.
Il problema insorge quando la mandibola viene messa in funzione involontariamente e si stringono i denti senza uno scopo specifico. È quanto in medicina viene chiamato "parafunzione", ovvero un'anomalia di utilizzo di una parte del nostro corpo. Oltre al bruxismo, sono parafunzioni della bocca ad esempio il rosicchiare una matita o una penna, oppure il mangiarsi le unghie. Il bruxismo però può manifestarsi in modi differenti: alcune persone stringono soltanto i denti, senza associare a tale attività altri movimenti (clenching); altri muovono la mandibola in senso orizzontale, sfregando (grinding); altri ancora aprono e chiudono ripetutamente la bocca, facendo battere in questo modo i denti (tapping).

Il fatto di stringere i denti, di per sé, non è un problema, ma questa attività anomala si ripercuote direttamente sulla muscolatura masticatoria (il sistema di muscoli del cranio che permettono la masticazione), perché essa viene sottoposta a un lavoro extra che porta, con il tempo, a una sofferenza e un dolore persistente del viso e della zona temporale. Fanno parte dei muscoli che permettono la masticazione il massetere, il temporale, lo pterigoideo interno e quello esterno. Essi hanno origine nel cranio e si innestano sulla mandibola permettendone il movimento. Il massetere, in particolare, è in grado di provocare dolori anche alla parte anteriore della mandibola, ai denti molari superiori e inferiori, alle pareti profonde dell'orecchio, al sopracciglio e a tutta la zona in cui è posta l'articolazione temporo-mandibolare. È per questo motivo che il dolore causato dal bruxismo può manifestarsi in più aree del viso e non solo direttamente nella guancia. Oltre al dolore, in casi meno frequenti e soprattutto tra i maschi, il bruxismo può anche provocare un'usura precoce dei denti. Questo fenomeno dipende dalla composizione dello smalto dei denti, un fattore che varia da persona a persona. Il bruxismo si manifesta tanto di giorno quanto di notte: esso può quindi anche incidere sul riposo notturno e il sonno può risultare disturbato e lasciare, al risveglio, una sensazione di stanchezza, se non un dolore intenso, alla mandibola.

Il principale responsabile è lo stress: lo stringere i denti ha infatti un vero e proprio effetto anti-stress e più una persona è tesa, più stringe i denti. Tanto che, come è stato confermato da alcuni studi condotti su animali in laboratorio, se i soggetti osservati non possono serrare i denti, la produzione degli ormoni responsabili dello stato di tensione che si prova in condizione di stress aumenta notevolmente. È  significativo in tal senso il fatto che a soffrire di bruxismo siano nell'80% dei casi le donne. I ricercatori hanno spiegato questo fatto, oltre che con una differenza del tipo di muscolatura femminile, anche come un fenomeno di tipo sociale, legato al ruolo della donna nella gestione delle problematiche della quotidianità famigliare. Più del 60% delle donne che soffrono di dolore muscolare facciale, infatti, hanno o hanno avuto un disturbo d'ansia o di depressione o entrambi.

Poiché il bruxismo è quindi una manifestazione con cui il nostro corpo esprime un disagio psichico, il dentista interviene a due livelli distinti. Il primo è essenzialmente odontoiatrico e riguarda la salvaguardia della dentatura: dopo averne valutato la condizione generale, cura i denti danneggiati dall'eventuale usura causata dal bruxismo e, a seconda dei casi, decide se prescrivere dei farmaci in grado di rilassare la muscolatura, i cosiddetti “miorilassanti”. Allo stesso tempo, però, valuta anche lo stato di tensione e ansia della persona, sottoponendola a una “batteria” di domande messe a punto dagli psicologi per verificare se la persona ha o no un disturbo dell'umore. In base ai risultati di questo test sceglie quale tipo di intervento effettuare. Il primo passo, da un punto di vista psicologico, è sempre quello di renderlo consapevole del fatto che la natura del suo problema di bruxismo è di natura psicologica. Per diminuire l'attività di bruxismo spesso è sufficiente questo intervento da parte del dentista e uno stile di vita più rilassato: riuscire a ritagliarsi uno spazio per capire quali sono le cause dello stress è già un punto di partenza importante. In altri casi, invece, il dentista può consigliare l'intervento di uno psicologo o di un neurologo (in rari casi anche del neuropsichiatra), per intraprendere con lui una terapia adatta.

L'odontoiatra può anche decidere di consigliare l'utilizzo di una “placca masticatoria” mobile, il bite, un ausilio che ha un'azione di tipo "meccanico". Il bite infatti può ricoprire indifferentemente l'arcata superiore o quella inferiore dei denti e deve essere portato per almeno 8-12 ore tutti i giorni, soprattutto durante la notte. Esso ha innanzitutto una funzione protettiva perché agisce come una barriera che, evitando il contatto diretto tra le cuspidi dei denti, li preserva dalla conseguente usura. Esso permette però anche di rendere meno gravoso il lavoro dell'articolazione. Nel periodo in cui si porta la placca infatti si continua a stringere i denti lo stesso, ma a due differenti lunghezze di lavoro, anziché ad una sola. In questo modo si distribuisce lo sforzo su più parti del sistema articolare e si diminuisce l’affaticamento. Il ricorso al bite è quindi utile in particolare a quanti soffrono di problematiche che non interessano i muscoli, ma l'articolazione temporo-mandibolare, quella che permette il movimento della mandibola nelle tre direzioni dello spazio. Queste persone tipicamente non sono dei bruxisti “classici”, ma la loro sofferenza deriva da esiti di fratture pregresse o da artrosi, una malattia cronica degenerativa delle cartilagini articolari.

Bite su misura, anche in farmacia
I bite possono essere realizzati con materiali morbidi o rigidi (di solito resine e gomme speciali) e con colori differenti. La scelta di posizionarlo nell'arcata superiore o inferiore e del tipo di materiale viene fatta dal dentista anche in base all'intensità del digrignamento. Per realizzare la placca viene preso il calco delle impronte dell’arcata dentale, necessario a modellare "su misura" l’apparecchio. Essendo mobili, possono essere inseriti in bocca quando si preferisce, in particolare di notte, ma anche nei momenti più stressanti della giornata. Alcuni atleti, soprattutto quelli che praticano l’agonismo, indossano l'apparecchio durante l'attività sportiva, per migliorare la concentrazione e focalizzare l'attenzione sulla performance.
Alcuni modelli di bite si possono acquistare anche in farmacia. Sono apparecchi auto-modellanti, che prendono la forma della bocca dopo essere stati immersi in acqua bollente. Possono essere rimodellati più volte, ma è bene sempre non prescindere da una visita odontoiatrica specialistica per avere un consiglio su quale tipo di bite utilizzare.

La prevenzione migliore è il relax
Uno stile di vita più rilassato può essere la soluzione al bruxismo più naturale e meno invasiva. Riuscire a dedicare almeno venti minuti del proprio tempo, ogni giorno, a se stessi è ad esempio un ottimo inizio. Ma sono ovviamente molte le attività a cui si può ricorrere: può anche bastare una passeggiata o un hobby.
Il vero processo di guarigione dal bruxismo parte dal prendere consapevolezza del problema, ma si conclude solo nel momento in cui si capiscono le cause che hanno portato a digrignare i denti e si cerca, dopo averle elaborate, di trovare altre modalità per canalizzare le tensioni.

Novembre, mese della prevenzione del bruxismo
Un mese intero per promuovere la conoscenza del bruxismo e sensibilizzare sulle conseguenze a cui porta: quest'anno novembre diventa il "Mese di prevenzione del bruxismo". Oltre a trovare materiali di informazione sulla problematica in farmacia o presso gli studi dentistici, per tutto il mese è possibile prenotare una visita odontoiatrica gratuita presso uno degli specialisti che aderiscono all'iniziativa telefonando al numero verde 800111905.

L'esperto
Il Professor Andrea Deregibus si è laureato in Medicina all’Università di Torino, dove si è specializzato in Odontoiatria e protesi dentaria e ha seguito il dottorato di ricerca in Gnatologia. Attualmente è professore di Gnatologia Clinica al corso di Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria della Facoltà di medicina di Torino ed è responsabile del servizio di Gnatologia Clinica della sezione di Odontoiatria dell'Ospedale San Giovanni Battista di Torino. Autore di numerose pubblicazioni e relatore a molti congressi in Italia e all’estero, svolge inoltre attività come libero professionista a Torino.

 

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